70 ANNI DEL GRATTACIELO PIRELLI
- Gabriele Agus
- 13 lug
- Tempo di lettura: 4 min
Dall'Archivio Storico: il contributo di TEKNE al progetto iconico dell'architettura mianese
Il 12 luglio 1956 veniva posata la prima pietra del Grattacielo Pirelli, dando avvio alla costruzione del primo grattacielo italiano interamente realizzato in calcestruzzo armato.
A settant’anni da quel momento, l’edificio continua a rappresentare uno dei simboli più riconoscibili della Milano moderna, oltre che una testimonianza straordinaria della collaborazione tra architettura, ingegneria e industria nella stagione della ricostruzione e del boom economico.
La storia di TEKNE raccoglie l’eredità e le esperienze maturate in alcuni importanti episodi dell’ingegneria e dell’architettura milanese e italiana. Tra questi occupa un posto particolare proprio il Grattacielo Pirelli, costruito tra il 1956 e il 1960 e divenuto un caposaldo dell’architettura contemporanea.
IL CONTRIBUTO DI TEKNE AL PROGETTO DEL GRATTACIELO PIRELLI
Giuseppe Valtolina, ingegnere e cofondatore di TEKNE VRC insieme a Carlo Rusconi Clerici, fu per molti anni progettista di fiducia della Pirelli, incaricato anche della supervisione di interventi affidati dall’azienda ad altri professionisti.
Ebbe un ruolo determinante fin dalle origini della torre "Centro Pirelli", sostenendo con forza, presso il Consiglio di Amministrazione della società, il riconoscimento della "paternità strutturale" di Pier Luigi Nervi, ideatore delle innovative soluzioni applicate al grattacielo. Il Consiglio era allora presieduto da Alberto Pirelli, con Leopoldo Pirelli vicepresidente.
Nel 1950 affiancò come consulente strutturista gli ingegneri pirelliani Alberti e Loria incaricati della fase preliminare del progetto, che nel 1952 venne affidato in seguito all’architetto Gio Ponti, nome di maggior prestigio e richiamo internazionale. Valtolina fu incaricato inoltre di redigere il computo estimativo e il preventivo di investimento, a cui seguì - l'anno successivo - l'incarico della progettazione esecutiva architettonica e strutturale e della direzione lavori, insieme a Egidio dell'Orto e coadiuvato da Antonio Fornaroli anche per i collaudi.
Furono Valtolina e Ponti, con il quale Nervi aveva già instaurato un proficuo rapporto professionale, a consultare e coinvolgere il noto ingegnere in qualità di consulente e progettista nel 1954, affinché affiancasse lo sviluppo e l’integrazione del progetto strutturale già avviato e ormai quasi in fase di progettazione esecutiva. È in questo quadro che va letto anche il ruolo di Valtolina nel promuovere una composizione del gruppo di progettazione di alto livello e il contributo delle diverse personalità chiamate a dare forma alla torre la cui complessità si eguagliava l'importanza nel contesto architettonico che si accingeva a rappresentare.
La soluzione strutturale si definì progressivamente attraverso il lavoro congiunto del gruppo e il confronto tra Danusso e Nervi, chiamati ad affrontare il problema della stabilità di una torre eccezionalmente alta e sottile. La capacità resistente fu concentrata in pochi grandi elementi in calcestruzzo armato, progressivamente rastremati verso l’alto, e nei setti rigidi collocati alle estremità. La struttura divenne così parte integrante della forma affusolata immaginata da Ponti, in una sintesi esemplare tra tecnica ed espressione architettonica.
Valtolina collaborò, fin dal piano di lottizzazione iniziale, con l’intero gruppo: lo studio Ponti-Fornaroli-Rosselli, Pier Luigi Nervi e Arturo Danusso, Eugenio Dell’Orto e gli altri specialisti coinvolti nella realizzazione di quello che sarebbe diventato l’edificio simbolo della ripresa economica della grande industria italiana e lombarda. I suoi contributi spaziano dall'esecutivo al dettaglio, abbracciando ambiti civili, strutturali, impianti e finiture, sempre in associazione Studio Ponti-Fornaroli con Studio Valtolina - dall'Orto. Alcuni interventi, tuttavia, portano il contributo del solo Studio Valtolina, sottolineando l'importante autonomia progettuale e tecnica che Giuseppe Valtolina vantava.
Un contributo altrettanto significativo riguardò la progettazione degli impianti. Nel lavoro sviluppato da Valtolina, climatizzazione, riscaldamento, distribuzione elettrica e reti telefoniche furono coordinati con la struttura e con l’organizzazione flessibile degli spazi per uffici. La rete dei canali venne integrata nella struttura dei piani, insieme ai mobiletti di condizionamento, ai diffusori d’aria e alle torrette destinate alle utenze elettriche e telefoniche.
Si trattava di soluzioni avanzate per l’epoca, pensate non come elementi aggiunti successivamente, ma come parti di un unico organismo edilizio. Un approccio che anticipava uno dei principi centrali della progettazione integrata contemporanea: architettura, strutture e impianti devono essere sviluppati in modo coordinato fin dalle prime fasi del progetto.
A continuare il legame con l'attuale TEKNE e il Grattacielo Pirelli alcuni anni dopo, l'ormai consolidato studio VRC - Valtolina Rusconi Clerici (dal 1962) tornerà a occuparsi del Grattacielo Pirelli progettando modifiche alle pavimentazioni dell'Auditorium (1966), importanti interventi di sistemazione delle torri evaporative nei volumi tecnici (1967) e l'isolamento acustico e impiantistico del salone meccanografica, ovvero la stamperia interna.
L'EREDITA' DEL PROGETTO OGGI
Quella cultura progettuale, fondata sull’integrazione tra discipline, sul rigore tecnico e sulla ricerca di soluzioni innovative, costituisce ancora oggi un’eredità imprescindibile per TEKNE: un patrimonio di conoscenze che continua ad alimentare il nostro know-how e a orientare l’evoluzione dei progetti.
TEKNE ha successivamente ceduto a Regione Lombardia i progetti, i disegni e i documenti originali del Grattacielo Pirelli conservati nel proprio archivio, contribuendo alla tutela e alla trasmissione di un patrimonio documentale di grande valore. Materiali che consentono ancora oggi di ricostruire la complessità tecnica, il processo progettuale e il lavoro collettivo che hanno dato forma a un’opera entrata nella storia e nell’identità di Milano.
Proprio per questo abbiamo voluto accompagnare questa ricorrenza con una tote bag celebrativa: un piccolo omaggio a un’opera che continua a rappresentare una delle espressioni più alte dell’architettura e dell’ingegneria italiane del Novecento.























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